Intervista RAI

Irene Carone Trono

Tra le dodici protagoniste a cinque stelle, Franca Marano, artista, è quella che meglio esprime attraverso le sue opere, i disagi e le sofferenze che derivano dalla difficile condizione dell'uomo e della donna. Protagonista della nostra società del benessere: Franca Maranò è nata a Bari, ma attualmente vive e opera a Valenzano; la sua vocazione artistica esplode nell'età giovanile e supera brillantemente tutte le difficoltà logistiche del tempo legate ai preconcetti sulla donna artista che vive e lavora fuori casa. La sua prima espressione artistica è stata di carattere figurativo.

Poi col tempo sviluppa in natura l'attività di scultrice e di ceramista. Negli ultimi tempi si è dedicata con amore alla formazione artistica di giovani tossicodipendenti di una Comunità terapeutica. Ha partecipato a numerosissime mostre personali e collettive ricevendo pieni consensi dalla critica. Si tratta spesso di lavori che nascono e si sviluppano attraverso emozioni, stati d'animo, passioni, principi: la natura resta molto spesso punto di partenza della sua prima vena artistica. I lavori più caratteristici di Franca Marano restano pur sempre quelli di facile e immediata percettibilità, creati con materiali che un tempo rappresentavano il mondo femminile: tela, ago, filo e che oggi vengono rifiutati a priori da un certo tipo di mentalità femminista ma che con gli stessi strumenti rivivono l'arte concettuale di Franca Maranò, come messaggi simbolici.

 

Franca Maranò è qui in studio e la intervista il nostro Regista Enzo Manni.

 

D: Quando si è allontanata dalla famiglia che tipo di problemi ha dovuto affrontare?

R: Sono problemi inerenti alla condizione doppia: la famiglia e la ricerca artistica.

D: E' stato faticoso?

R: Certo tanti problemi di carattere organizzativo.

D: Le è costato molto dividersi?

R: No! Perchè c'era l'amore per l'arte: allora facevo di tutto per tenere in ordine ogni cosa, per seguire i figli che andavano a scuola e poi per conservare una parte per me.

D: Durante la sua attività di ceramista lei ha voluto esaltare e valorizzare al massimo i materiali ..... Cosa le suggerivano?

R: Veramente la terra mi ha sempre suggerito, con la sua componente, l 'origine della natura e l'origine di tutto: anche la nostra.

D: Ed è ancora attaccata all’uso di questi materiali?

R: Si certo e ho anche cercato di trasfondere pure nei ragazzi di una Comunità terapeutica per tossicodipendenti questo amore. Con uno ci sono riuscita in pieno, tanto è vero che a tutt'oggi egli continua ad operare.

D: Ecco mi parli di questa Comunità e di come è riuscita a svolgere questo suo lavoro di artista?

R: Prima ci sono stati problemi, poi è stata una cosa naturale, semplice, spontanea, come se fossero stati miei figli: questi ragazzi sventurati si sono ridotti cosi per la loro fragilità.

D: E la loro risposta?

R: E' stata ottima.! Mi amano, questi ragazzi. Tanto è vero che, alle volte, ricevo telefonate con richieste di consigli che non hanno niente a che vedere con la ceramica, nemmeno come parte tecnica. No! E’ solo un fatto umano.

D: Veniamo un po' all'aspetto artistico. I critici come si sono comportati in genere verso di lei?

R: Veramente non ho mai chiesto molto: ambivo rimanere libera di fare quello che volevo. Forse in fondo, solo adesso, mi sto ponendo questo problema, perchè prima non ho mai domandato a me stessa le ragioni per cui non mi sono mai data da fare

per cercare un utile rapporto con i critici.

D: II rapporto tra i critici è sempre conflittuale?

R: No!, Io invece ho avuto sempre un buon rapporto con loro, ho cercato di spiegare per il meglio il mio lavoro. Non so se poi mi sono fatta capire.

D: Si sarà fatta capire attraverso le opere d'arte?

R: Si, certo, oggi come oggi, che tutto è più facile perché un certo linguaggio è stato recepito dalla gente, dal grosso pubblico ed anche, in modo più approfondito dagli stessi critici, tutto è diventato più leggibile, mentre ciò non avveniva anni addietro per il mio lavoro espresso in maniera genuina per non essermi mai lasciata prendere dalle mode del momento: insomma la mia è stata una ricerca pura.

D: Come ha fatto a farsi conoscere, ha avuto successo subito o no?

R: Adesso guardandomi intorno mi chiedo: ma io ho avuto successo? Non me lo sono mai domandata.

D: E il riscontro con il pubblico?

R: II discorso ora è diventato più fluido e il modo di comunicare è molto più aperto.

D: Il pubblico è più aperto e preparato?

R: Si!

D: Come è avvenuto il passaggio dall'arte figurativa a quella concettuale in cui parla dell' "Abito mentale".?

R: All' "Abito mentale " sono arrivata dopo, prima ho cercato di visualizzare i sentimenti dell'uomo e per me è stato difficile, perchè avendo cominciato con il figurativo, ho dovuto poi cancellare ogni traccia di accademismo e trovare un linguaggio mio, anche in seguito ad un appunto di  mio marito il quale mi disse un giorno: "Lo so, tu dipingi bene, pero devi trovare un tuo linguaggio". Questo non è stato facile, ho avuto una lunghissima crisi, perchè ho dovuto dimenticare tutto ciò che avevo fatto ed esprimermi in un modo nuovo.

D: Un' opera di azzeramento?

R: Si prima di arrivare al concettuale, c'è stata tutta una elaborazione, un po' tormentosa, perché non facile.

D: Tornando al pubblico, come vengono considerate dal pubblico le sue opere?

R: Non so, anche perchè in alcune opere sono stata, in conseguenza della mia raggiunta maturità, particolarmente provocatoria e volutamente ironica quando poi con l' assunzione dell' ago, del filo, e della tela, per esprimermi ho creato I' Abito mentale, la mia arte è divenuta piuttosto concettuale, ha provocato in un certo pubblico anche una reazione particolare, quale quella resa palese dall'osservazione di un uomo che in occasione di una mia mostra parlando fra se diceva: " addo sim arrivat all pezz d'nderr !!!" (dove siamo arrivati alle pezze per lavare a terra). Tanto veniva detto per il fatto che i miei "Abiti mentali" erano realizzati con tela medievale, una tela senza tempo, da me usata negli anni settanta per proporre con una particolare specie di vestito, un' opera indossabile che per sua natura, era portata a suscitare una più approfondita e reciproca comprensione di vita fra gli uomini. Un po'come San Francesco: non voglio naturalmente paragonarmi a lui, in quanto la mia opera, aveva solo valore di semplice esortazione, da me espressa perchè sentita.

D: Lei ha partecipato a mostre in Italia e all'estero, qual è il pubblico più attento? Quello Italiano o quello straniero?

R: Ho sentito più attento e più vicino il pubblico tedesco perchè forse mi sono trovata a contatto con un gruppo molto preparato in quanto faceva parte dell 'Universita di Kassel. In quel periodo erano in corso ricerche sui tessuti e sui materiali morbidi in campo artistico e mi hanno capito perfettamente, dandomi pure uno spazio espositivo.

D: I messaggi che lei lancia attraverso le sue opere sono sempre percepiti oppure incontrano difficoltà?

R: Ho bisogno di spiegarmi, anche se a prima vista uno può rimanere indifferente in quanto le forme sono molto semplici.

D: Quali consigli darebbe ai giovani che si affacciano nel mondo dell'arte?

R: Il consiglio è questo: l'arte deve essere intesa come fatto estremamente puro e non come fatto commerciale. Se ci sono manipolazioni perde di significato. Se vedo che un giovane ha una evidente sensibilità artistica, con l’ausilio di mio marito che conduce una galleria d'arte, gli consiglierei di operare seguendo la sua genialità naturale, mentre se ho dei dubbi sulle sue attitudini per le arti gli farei capire che deve proporsi per lo svolgimento di una attività di altra natura.

 

Franca Marano trasporta nella sua arte la qualità migliore, della stessa arte e con semplicità, si riporta all'attività di un tempo per interpretare le tensioni che oggi costringono l 'uomo ad indossare perennemente l "'Abito mentale ". Essa recupera cosi, con gli strumenti di un’epoca, la rivalutazione di elementi naturali rappresentati dal tentativo dell'uomo di purificarsi attraverso la natura e la ricerca di cose genuine. In tal modo l 'arte di Franca Maranò ha precorso i tempi, anticipando il rifiuto che oggi cominciamo ad avere tutti quanti verso la tecnologia.